DIARIO DI UN CORISTA


Su invito della Sede nazionale, il Coro sezionale Soreghina si è recato in Russia dal 12 al 16 Settembre 2003 per ricordare il 10° anniversario dell’asilo costruito a Rossosch dall’A.N.A. e il 60° della tragica ritirata.


     Riportiamo di seguito le impressioni di Davide, giovane corista alpino, che mirabilmente ha saputo descrivere il suo stato d’animo, cosi come quello di tutti noi, nell’essere protagonisti di questa breve ma significativa esperienza.




     Quando Genova non è ancora sveglia cominciamo a macinare i quasi 4000 Km.che ci separano dalla meta. Finalmente in volo, il tempo ci concede l’eccezionale spettacolo della nostra splendida terra con la nitida visione di Castel Toblin che tante volte è risuonato nelle nostre cante.


     Discesi all’aeroporto di Mosca, accolti da indecifrabili scritte pubblicitarie, la bella sorpresa per i maschietti del gruppo è Oxana , la guida cui siamo affidati per il resto del viaggio: bella quanto fine,”elegante come una betulla”.  Il traffico caotico ed imprevedibile sembra essere metafora delle profonde disparità economiche tra chi ha saputo meglio adattarsi allo sregolato passaggio al capitalismo e chi invece ne è rimasto vittima.  Ci imbarchiamo sul treno che ci porterà a Voronez e sulla porta della vettura prenotata ci attende la signora Irina; capiamo subito che qui è Lei la padrona di casa.  L’interno della carrozza è ingentilito da tendine di pizzo ai finestrini e da bouquet di plastica.  L’ennesimo sussulto del treno, le prime luci dell’alba, il treno solca un immenso bosco di betulle e noi rimaniamo colpiti dalla scurezza della terra.  Questo nero porta la mente a riflettere su come ricordi precedenti la mia nascita siano tutti in bianco e nero.  In particolare, ora che sono qui, mi sovvengono immagini della guerra combattuta su questa terra di cui adesso percepisco i colori.  Nel frattempo il paesaggio cambia, le betulle si diradano lasciando spazio a campi e corsi d’acqua in lenta successione, e ad ogni avvistamento qualcuno esclama: il Don, il Don.  Nessuno ha dimenticato perché siamo qui.  Siamo già seduti in pullman alla volta di Rossosch, con perfetto tempismo  Giorgio etrae dallo zaino gli scritti di Rigoni Stern e comincia a leggere.  Dopo poche righe le parole del Sergentmagiuù arrivano diritte ai cuori    Tutti abbiamo il magone, pochi trattengono le lacrime…..  Arriviamo in un piccolo villaggio, le povere case contadine parlano lo stesso linguaggio architettonico di quelle incontrate finora e non lasciano trasparire un passato di benessere.  Tutte sviluppano su un solo piano e su piante vicine al quadrato inseriti in giardini recintati, i tetti a quattro falde culminano nel camino centrale; la fornitura del gas corre a circa due metri da terra e alcuni vitellini pascolano vicino ai cancelli, legati a lunghe catene  come cani da guardia.  Mosca è lontana….Finalmente la sistemazione alla “casa dello studente” ; la struttura è molto lontana dai nostri attuali standard, però tutto è dignitosamente pulito.  Torniamo tutti bambini quando all’asilo si faceva la cacca tutti assieme per socializzare.   I water in batteria sono separati semplicemente da basse cartelle laterali in compensato.


     Da Rossosch, già sede del Corpo d’Armata Alpino, raggiungiamo la prima linea sul Don e saliamo sulla famosa “Quota Pisello”.  Qui si erge un monumento ai Caduti dell’URSS…tra i componenti della nostra comitiva noto una dolce ottantenne, la signora Santa: suo marito qui è morto  e lei, ogni volta che può, segue gli alpini in questi loro pellegrinaggi per portare caramelle ai bimbi  russi e affidare al grande fiume fiori per i caduti.  Anche per lei come per il “ nostro Mario Baracico “ andato avanti, cantiamo due cante e le voci rotte dalla commozione cadono inesorabilmente nella stonatura.  Sotto di noi il Don scorre indifferente al tempo, indifferente all’odio, indifferente all’amore….Tornati in città (Rossosch ) abbiamo il tempo di camminare in mezzo alla gente, increduli siamo assillati da una fresca e spontanea gioventù che vuole farsi fotografare con noi e ci chiede autografi.


     Domenica 14 settembre è la giornata ufficiale delle cerimonie.  Tutto scorre secondo il cerimoniale delle grandi occasioni….Anche oggi assistiamo a quegli strappi alla regola che ci ricordano la grande bontà d’animo di questi uomini dallo strano copricapo: così, quando un reduce di Russia si fa avanti senza cappello ( non so se perché smarrito o dimenticato ) , per ricevere il distintivo commemorativo, il generale Job, comandante delle truppe alpine, non esita a mettergli in testa il suo.


     E’ giunto il momento di lasciare Rossosch e l’ennesimo rettilineo senza fine ci conduce nei pressi della prima “fossa comune” dove è stata posta una stele di granito italiano a ricordo dei nostri Caduti.  Riusciamo a cantare a stento, tutti con lo stesso pensiero, ognuno con sfumature diverse.


     Fra le tante una considerazione riemerge continuamente dal vortice: su questi campi innevati, tra le case di questi paesi contadini, così come in tante altre battaglie molti uomini combatterono fino allo spasimo per sopravvivere e tornare.  Fra tutti loro tanti morirono: proprio ora mentre entriamo in Nikolajevka , mi assale una particolare commozione.


    Eccoci a Nikolajevka: il panorama non deve essere cambiato molto dal Gennaio di sessanta anni fa, forse le uniche differenze sono quelle dettate dalla diversa stagione….Greggi di oche ci danno il benvenuto, di fronte a noi i binari della ferrovia sono barriera di separazione fra l’agglomerato urbano e il resto del paesaggio.


     Ci avviamo lentamente lungo la strada ferrata sino a giungere al tristemente famoso sottopasso, cantiamo una preghiera sotto quei mattoni rossi che ancora portano i segni delle pallottole.


     Ormai è già buio quando a Voronez ci imbarchiamo per il lungo ritorno in treno verso Mosca.


     La metropoli ci accoglie in una giornata di sole filtrato da una fitta foschia, l’aria è pungente.  C’è troppo da vedere e troppo poco tempo….La Piazza Rossa non è così estesa come appare dalle tante immagini, i magazzini Gum sembrano aver subito l’inesorabile avanzare della globalizzazione.  Nonostante la fretta  riusciamo a carpire un emozionante spettacolo all’interno della più antica chiesa ortodossa di Mosca: le sapienti voci dei cantori che stanno  accompagnando la funzione ci portano indietro nel tempo di mille anni.


     Nel primo pomeriggio eccoci  nuovamente allo scalo internazionale….Proprio quando ci siamo abituati alla estesa perturbazione che ci accompagna col monotono bianco delle sue nuvole, questa si dirada , regalandoci  la vista delle Alpi!  Il sole tramonta mentre da Malpensa ci avviamo verso casa…….Bruzzone invita tutti noi a seguire una significativa tradizione del suo coro (Monte Bianco ) : ogni volta che ritornano da un viaggio, ognuno di loro esprime pubblicamente al resto del gruppo le proprie considerazioni sull’esperienza vissuta.    Così uno dopo l’altro ci facciamo avanti, molti nel parlare si commuovono…..La mia vena di tristezza viene interrotta dalla speranza che adesso ha la voce di Michele ed è nelle sue lacrime di tredicenne mentre ci descrive le sue emozioni.